Gli Stati Uniti escono dal processo di valutazione climatica delle Nazioni Unite: una mossa strategica con ripercussioni globali
La decisione dell’amministrazione Trump di ritirarsi dalle valutazioni climatiche globali delle Nazioni Unite segna un cambiamento significativo nel ruolo degli Stati Uniti nel plasmare le politiche climatiche internazionali. Conclusa la cruciale sessione dell’IPCC nel febbraio 2025, questa mossa ha lasciato gli USA senza una voce ufficiale nelle future regolamentazioni climatiche, indebolendone potenzialmente l’influenza sui mercati del carbonio e sulle tecnologie sostenibili. Con la Cina che guadagna terreno nella diplomazia climatica, questa uscita potrebbe ostacolare la competitività degli USA, rendendo più difficile per le imprese navigare in un mondo dove la sostenibilità sta diventando il nuovo standard. Le conseguenze potrebbero riverberarsi su scenari economici e politici per molti anni a venire.

L’amministrazione Trump ha ufficialmente ordinato agli scienziati americani di cessare la partecipazione allo sviluppo delle valutazioni climatiche globali delle Nazioni Unite. I progetti congiunti tra l’US Global Change Research Program (USGCRP) e la National Oceanic and Atmospheric Administration (NOAA) con l’Intergovernmental Panel on Climate Change (IPCC) sono stati interrotti.
Interruzione nella fase finale
Questa decisione è stata presa pochi giorni prima della cruciale sessione IPCC, svoltasi dal 24 al 28 febbraio a Hangzhou, Cina. Durante questa sessione, i paesi hanno finalizzato gli approcci per il Settimo Rapporto di Valutazione (AR7) — un documento chiave per la definizione delle politiche climatiche, della regolamentazione internazionale e delle strategie di investimento globali per i prossimi anni.
Di conseguenza, la posizione ufficiale degli USA in questo processo è di fatto scomparsa. Ciò non solo mina la credibilità scientifica del paese, ma elimina anche l’influenza di Washington sulle future decisioni riguardanti i mercati del carbonio, gli standard di investimento e le priorità tecnologiche.
La comunità imprenditoriale statunitense a un bivio
Per le imprese americane, l’uscita dal processo IPCC comporta non solo rischi politici ma anche economici. Investitori globali, agenzie di rating e multinazionali fanno sempre più affidamento sulle valutazioni climatiche delle Nazioni Unite nel prendere decisioni strategiche — dalle valutazioni creditizie all’allocazione degli investimenti fino alla selezione dei partner della catena di approvvigionamento.
Ignorare questi standard potrebbe mettere le aziende USA in una posizione di svantaggio rispetto ai loro concorrenti europei e asiatici, dove la trasparenza sulle tematiche climatiche è già diventata parte integrante delle strategie aziendali.
Risposta globale al ritiro degli USA
La decisione è stata accolta con preoccupazione negli ambienti climatici e finanziari. I principali fondi europei per lo sviluppo sostenibile hanno già rilevato che l’assenza degli USA dal sistema globale di rendicontazione climatica creerà lacune nei dati e aumenterà la frammentazione degli standard internazionali.
Tale frammentazione probabilmente porterà a costi più elevati per le imprese internazionali, in particolare per le multinazionali che dovranno ora districarsi tra un’infinità di sistemi di rendicontazione e requisiti normativi nei diversi Paesi.
Gli analisti avvertono che gli USA rischiano di diventare un paese con un "deficit di fiducia climatica", il che potrebbe danneggiare l’attrattiva degli investimenti non solo nei settori eco-compatibili ma anche nell’intera economia statunitense.
Conseguenze a lungo termine per l’economia statunitense
Se la rottura con l’IPCC diventasse una strategia a lungo termine, l’economia degli Stati Uniti potrebbe affrontare diversi rischi sistemici. In primo luogo, l’accesso a fondi e prestiti verdi internazionali potrebbe diventare più limitato, poiché le principali istituzioni finanziarie globali stanno sempre più integrando criteri climatici nei loro portafogli di investimento. In secondo luogo, barriere al carbonio per le esportazioni che non rispettano rigorosi standard climatici potrebbero ostacolare la competitività degli esportatori statunitensi nei mercati internazionali. In terzo luogo, il ritiro degli USA da progetti internazionali leader nelle tecnologie ambientali potrebbe rendere più difficile per il Paese accedere a innovazioni critiche. Infine, gli USA potrebbero perdere la loro competitività globale, poiché i paesi che ignorano gli standard climatici si troveranno ad affrontare rischi reputazionali e finanziari maggiori.