Il Futuro della CSRD in Discussione: Perché le Maggiori Economie dell'UE Non Riescono a Trovare un Accordo
Lo scontro in corso tra i giganti economici europei sulla CSRD è più di un dibattito — è un momento decisivo per il futuro dell'UE. L'Unione può davvero guidare la strada verso la sostenibilità senza compromettere la sua competitività? Mentre Spagna e Italia promuovono standard ambientali più severi, Germania e Francia spingono per una maggiore flessibilità, la posta in gioco non potrebbe essere più alta. L'UE si trova a un bivio, dove l'equilibrio che riuscirà a trovare non solo determinerà la sua traiettoria economica, ma potrebbe ridefinirne il ruolo di protagonista globale nel business sostenibile. Le prossime mosse saranno fondamentali — l'UE innovarà o vacillerà?

Nel febbraio 2025, le maggiori economie dell'Unione Europea — Spagna, Italia, Germania e Francia — hanno mostrato divergenze significative riguardo all'attuazione della Corporate Sustainability Reporting Directive (CSRD). Questa direttiva, adottata nel dicembre 2022, mira a rafforzare i requisiti di divulgazione degli impatti delle aziende sull'ambiente e sulla società. Tuttavia, gli approcci alla sua implementazione variano notevolmente tra i principali paesi UE.
Iniziativa della Commissione Europea
La Commissione Europea sta pianificando di presentare la prossima settimana un'iniziativa volta a semplificare gli standard ambientali per le imprese, con l'obiettivo di migliorare la competitività dell'industria europea. Questa proposta è vista come una risposta alla promessa del presidente USA Donald Trump di revocare standard simili.
Nell'ambito di questa iniziativa, saranno riviste diverse politiche chiave, tra cui la Corporate Sustainability Reporting Directive (CSRD), la Direttiva sul Due Diligence e il sistema di Tassonomia UE per la classificazione degli investimenti climaticamente sostenibili.
Posizione di Spagna e Italia
La Spagna si oppone all'attenuazione degli standard ambientali e sollecita la Commissione Europea a mantenere rigidi requisiti di rendicontazione aziendale. In una lettera firmata dalla Ministra dell'Ambiente, Sara Aagesen, e dal Ministro dell'Economia, Carlos Cuervo, si sottolinea che la Legge sul Due Diligence, che dal 2027 richiederà alle aziende di valutare i rischi nelle catene di approvvigionamento, rafforza i valori UE e dovrebbe rimanere invariata. Tuttavia, la Spagna sostiene il rinvio dell’applicazione delle regole di rendicontazione per le piccole e medie imprese ma insiste affinché siano applicate universalmente in futuro.
L'Italia, rappresentata dal Ministro delle Finanze Giancarlo Giorgetti, è anch'essa contraria a un rinvio generalizzato della CSRD per le grandi imprese, che devono iniziare la rendicontazione quest'anno. Tuttavia, propone di estendere le scadenze e semplificare i requisiti per le piccole imprese, che dovranno conformarsi alla direttiva dal 2026, e sta valutando un rinvio per la Legge sul Due Diligence.
Posizione di Germania e Francia
Al contrario, Germania e Francia sostengono modifiche significative agli standard ambientali UE. A dicembre, la Germania ha proposto un rinvio di due anni per l'attuazione della CSRD, citando preoccupazioni sull'impatto che potrebbe avere su 13.000 aziende tedesche. La Francia, a sua volta, ha chiesto a gennaio un rinvio indefinito dei requisiti della Due Diligence e un posticipo di due anni della CSRD.
Prospettive Strategiche
I disaccordi tra Spagna, Italia, Germania e Francia evidenziano la sfida dell'UE nel bilanciare le ambizioni di sostenibilità con le realtà economiche. Spagna e Italia danno priorità a regolamenti ambientali rigorosi per preservare la leadership globale dell'UE nella sostenibilità. Sostengono che standard coerenti per tutte le imprese favoriranno l'innovazione a lungo termine nelle tecnologie verdi.
Germania e Francia, invece, sottolineano la necessità di un approccio più flessibile e graduale per consentire alle imprese, in particolare le piccole e medie imprese, di adattarsi senza compromettere la loro competitività.
L'UE deve navigare questa divisione elaborando una soluzione che bilanci obiettivi ambientali stringenti con la flessibilità economica. Ciò potrebbe comportare un supporto mirato alle aziende in transizione, specialmente quelle nei settori ad alto rischio. Così facendo, l'UE può mantenere il suo ruolo di leader nella regolamentazione sostenibile, incoraggiando l'innovazione e salvaguardando la resilienza economica.