I fondi hedge cercano esenzioni mentre l'UE rivede le regole ESG
I fondi hedge e i gestori patrimoniali spingono per esenzioni dalla rendicontazione ESG mentre l'UE rivede le proprie regolamentazioni. Il dibattito evidenzia la necessità di regole flessibili che facilitino la conformità garantendo al contempo trasparenza. Raggiungere un equilibrio tra una regolamentazione efficace e l’efficienza aziendale sarà fondamentale per mantenere sia la sostenibilità sia la competitività globale.

Gli standard ESG europei incontrano una crescente resistenza da parte delle imprese, con i fondi hedge che colgono l'occasione per chiedere esenzioni da talune obbligazioni di rendicontazione. Un tema centrale riguarda la Corporate Sustainability Reporting Directive (CSRD) dell’UE e la sua applicazione ai gestori di investimenti alternativi.
Dibattito sulla CSRD: Posizione dei fondi hedge
La CSRD è pensata per applicarsi trasversalmente ai settori, ma il suo ambito è in fase di revisione, in parte a causa delle pressioni di Paesi come Germania e Francia. La Commissaria UE per i Servizi Finanziari, Maria Luís Albuquerque, ha riconosciuto le critiche e ha suggerito possibili aggiustamenti.
L’Alternative Investment Management Association (AIMA), i cui membri includono Bridgewater Associates e Millennium Management, sostiene che i fondi hedge dovrebbero essere esentati dalla divulgazione dei dati ESG sugli asset dei clienti. Adam Jacobs-Dean, Global Head of Markets di AIMA, sostiene che tali requisiti impongono un onere eccessivo alle imprese che non hanno un impatto diretto ambientale o sociale. Propone un approccio simile a quello adottato per il Sustainable Finance Disclosure Regulation (SFDR) come soluzione più pragmatica.
Contesto più ampio: preoccupazioni del mondo imprenditoriale e implicazioni per l’UE
L’opposizione dei fondi hedge fa parte di una reazione più ampia contro le regole ESG, contro cui alcune aziende e rappresentanti politici sostengono che potrebbero indebolire la competitività economica europea, soprattutto in un contesto di deregolamentazione negli Stati Uniti sotto la presidenza di Donald Trump.
In passato, l’UE ha già fatto concessioni esentando banche, gestori patrimoniali e compagnie assicurative dall’intero ambito della Corporate Sustainability Due Diligence Directive (CSDDD), che regola la responsabilità ESG nella catena di fornitura. Ora potrebbero essere apportate modifiche analoghe alla CSRD.
Preoccupazioni dei gestori patrimoniali e incertezza regolatoria
Oltre ai fondi hedge, anche i gestori patrimoniali hanno sollevato preoccupazioni sulla CSRD, in particolare riguardo all’inclusione degli asset dei clienti nei requisiti di rendicontazione. In attesa di chiarimenti normativi, i rappresentanti del settore, tra cui la European Fund and Asset Management Association (EFAMA), sollecitano la Commissione Europea a confermare che la divulgazione degli asset dei clienti non sarà obbligatoria senza una regolamentazione aggiuntiva.
Alcune aziende si stanno già preparando a un’eventuale conformità. Ad esempio, Fidelity International ha dichiarato la propria disponibilità ad aderire a qualsiasi interpretazione della CSRD ma ha avvertito che includere gli asset dei clienti potrebbe causare incongruenze con la rendicontazione prevista dal SFDR.
Prospettive e prossimi passi per l'UE
Si prevede che la Commissione Europea proponga aggiustamenti alla CSRD e ad altre normative ESG entro la fine del mese. Sebbene le autorità riconoscano la necessità di modifiche, non è in esame una revisione completa della direttiva.
Gli esperti consigliano ai gestori di patrimoni di presumere che gli investimenti rientrino nell'ambito di applicazione della CSRD, a meno che la legislazione non dichiari esplicitamente il contrario. Tuttavia, gli hedge fund continuano a sostenere che la vera questione non sia come interpretare la direttiva, ma se debbano o meno esserne soggetti.
Secondo la CSRD, le aziende devono rendere pubblici i dati ESG a partire dai loro bilanci annuali del 2024. La prossima proposta legislativa della Commissione Europea dovrebbe chiarire ulteriormente la CSRD, il Regolamento sulla Tassonomia UE e la CSDDD, affinando il loro ambito e applicazione.
Conclusioni
Il dibattito in evoluzione sulla CSRD evidenzia la necessità di un quadro regolamentare efficiente e adattabile alle esigenze aziendali. Hedge fund e gestori di patrimoni hanno sollevato preoccupazioni fondate riguardo all'onere sproporzionato derivante dall'adempimento a una rendicontazione ESG dettagliata, che potrebbe non essere allineata al loro impatto diretto su temi ambientali o sociali. Adeguamenti all'ambito di tali regolamenti potrebbero ridurre significativamente questo onere.
Le imprese sono sempre più concentrate sulle implicazioni pratiche di queste regole, poiché i rischi di non conformità, inclusi i danni reputazionali e le potenziali ripercussioni legali, crescono. Un approccio più flessibile, che consenta alle aziende di modulare le loro divulgazioni ESG in base al proprio impatto operativo, sarebbe utile per mantenere sia la conformità sia la continuità aziendale.